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La compensazione
All’interno del timpano c’è aria (gas, quindi comprimibile). Sul timpano l’acqua esercita la sua pressione che va annullata con una forza pari dall’interno per non avere deformazioni e lesioni: questo si ottiene tramite la compensazione. E’ necessario compensare tutte le volte che se ne sente la necessità. Esistono varie tecniche di compensazione. La più comune è la “Valsava” che consiste nel chiudersi il naso con le dita e spingere con dolcezza l’aria a bocca chiusa. Il “Marcante-
I solidi esercitano la loro pressione nel verso della gravità mentre i fluidi, liquidi e gas, in tutte le direzioni. Siamo dunque avvolti uniformemente dalla pressione dei fluidi (aria e acqua) e non schiacciati, anche perché siamo composti per la quasi totalità da liquidi che sono incomprimibili.
Il principio di Torricelli
Non solo scendendo sott’acqua, ma anche salendo in montagna si avvertono disagi alle orecchie. Quindi sia l’aria che l’acqua esercitano pressione, infatti entrambe pesano, anche se in modo ben diverso. Una colonna d’aria, alta 10.000 metri, o d’acqua, alta 10 metri, della sezione di 1 cm quadrato, pesa 1 Kg. Questo valore è detto atmosfera (1 ATM). La pressione si misura anche in Pascal (100.000 Pascal valgono circa 1 ATM).
Legge di Boyle e Mariotte
Se portiamo sott’acqua un palloncino gonfiato con gas, man mano che si scende in profondità il suo volume diminuisce, e cioè all’aumentare della pressione corrisponde una riduzione di volume. Riportando il palloncino verso la superficie osserviamo che il suo volume aumenta, e cioè che al diminuire della pressione corrisponde un aumento di volume. La pressione del gas contenuto nel pallone è, istante per istante, uguale alla pressione esterna e moltiplicando il valore della pressione per il valore del volume otteniamo sempre il medesimo risultato.
Consumo d’aria
L’erogatore ci fornisce aria ad una pressione sempre uguale alla pressione ambiente, per cui il consumo varierà in relazione alla profondità. Stabilito che in superficie abbiamo bisogno di 20 litri al minuto, per conoscere la quantità d’aria a noi necessaria in profondità, dovremo moltiplicare il consumo di base per la pressione corrispondente alla profondità in cui ci troviamo. Cioè consumo=20litri/minuto x pressione ambiente. Per esempio a 30 metri si avrà 4x20=80 litri/minuto. Un’altra regola pratica per calcolare velocemente il consumo a qualunque profondità è: consumo=quota+quota+20. Per esempio a 30 metri si avrà 30+30+20=80 litri/minuto
Sovradistensione polmonare
Ora sappiamo che respiriamo aria a pressione ambiente: a 10 metri di profondità riempiremo i polmoni con aria a 2 atm, a 20 metri con 3 amt,… Se la capacità polmonare è di 5 litri, i polmoni a 10 metri di profondità conterranno 5 litri d’aria a 2 atm, cioè 10 litri a pressione atmosferica. Se respiriamo correttamente dall’erogatore, cioè facendo respiri lunghi e profondi, senza mai fare pause respiratorie, non avremo problemi. Al contrario se dovessimo interrompere la respirazione, durante la risalita se ne creerebbero di serissimi. Infatti, in questa fase, con il diminuire della pressione esterna, l’aria contenuta nei polmoni si espande. I 5 litri a 2 atm tenderanno a diventare 10 litri a 1 atm. Avremo così una “rottura” dei polmoni. Le conseguenze sono gravissime, ma basta non fare apnee durante le immersioni con ARA per evitare questo problema. Le apnee inoltre non servono a prolungare le immersioni e anzi ci affaticano, aumentano la pressione parziale dell’anidride carbonica e ci obbligano, dopo un po’, a una maggiore frequenza di respiri.
Malattia da decompressione
Quando respiriamo aria a pressione, l’azoto – gas inerte – si diffonde nei vari tessuti del corpo. L’azoto continua a essere assorbito dal corpo, fintanto che la pressione parziale dell’azoto inspirato sarà superiore alla pressione parziale nei tessuti. Di conseguenza aumenterà con la profondità e con il tempo di immersione. Quando il sommozzatore comincia a risalire il processo si inverte. La differenza di pressione fra i tessuti ed il sangue e polmoni deve essere controllata attentamente per prevenire la diffusione troppo rapida dell’azoto. Se non si controlla questa differenza possono formarsi bolle di azoto nei tessuti e nel sangue ed il risultato sarà lo sviluppo della malattia da decompressione (MDD). Per prevenire l’embolia sono state studiate delle tabelle di decompressione; queste tabelle considerano la quantità di azoto assorbito dal corpo alle varie profondità in determinati periodi di tempo.
Cause
Le più comuni cause di MDD sono: risalita scorretta o pallonata, errata programmazione, errata o omessa decompressione, apnea dopo l’immersione, sforzi eccessivi durante l’ultima fase di risalita e considerevole cambio di quota dopo l’immersione (aereo). Altri fattori che facilitano l’MDD sono: età avanzata, obesità, la povera circolazione sanguigna e il fumo.
Sintomi
Pruriti e/o formicolii; diminuzione della sensibilità; stanchezza eccessiva rispetto al lavoro svolto; incapacità ad urinare; vertigini, nausea e/o vomito; dolori articolari o paralisi degli arti; affaticamento respiratorio, dolore retrosternale; malessere generale.
Narcosi d’azoto
L’azoto respirato a pressioni elevate, ha un effetto narcotico. Può dare un anormale stato di euforia e senso di benessere, sintomi nervosi, rallentare le normali funzioni celebrali. I sintomi possono essere lievi e aumentare con la profondità. Può causare vertigine, disorientamento e, se il subacqueo continua a scendere, può anche perdere conoscenza. Il tempo non influisce nell’istaurarsi della narcosi. I sintomi possono comparire ad una certa profondità e scomparire appena si comincia a risalire. Se ci si accorge di tali sintomi la cosa migliore da fare è risalire. La maggior parte dei subacquei non accusa nessun sintomo riconoscibile di narcosi in immersioni a 18-